Apologia del fallimento

apologia_fallimentoIn Italia il termine fallimento, che già tradizionalmente era associata a concetti come sconfitta e irreparabile tracollo, in questi anni di crisi ha acquisito una accezione a dir poco sinistra, istintivamente associata alla perdita di tutti i diritti e al dramma del suicidio.
Forse è una leggenda l’idea che, come mi riportò un italiano che viveva negli States, oltre oceano il fallimento sia vissuto come una prova di coraggio, un grado del valore di un imprenditore, al punto da poter dire che chi fallisce più volte è uno in gamba, uno che ci prova.
Di certo l’idea che abbiamo in Europa del fallimento non trova un corrispettivo nell’approccio pragmatico del mondo anglosassone, dove il solo fallire non può essere giudicato senza verificarne i costi e gli effetti.
Fallire presto.
Fallire a poco costo.
È questo il punto.

Le metodologie Lean e Agile mi hanno insegnato tanti valori che non sempre sono stato pronto ad acquisire ma di uno di essi sono certo: imparare a fallire il prima possibile e usare le metriche in maniera oggettiva per capire quando andare avanti o quando tornare indietro.
Ho seguito uno webinar sull’approccio lean startup presentato da Francesco Fullone di Ideato. Uno dei concetti che mi ha attirato è stato quello di invalidazione associato al validate learning.
Faccio un passo indietro: già Ries metteva in guardia dall’innamoramento verso una value proposition, e come potrebbe essere altrimenti? Ho avuto una idea, me la sono curata, coltivata, amata, finalmente l’ho applicata e infine l’ho fatta passare al setaccio delle metriche, come potrei a questo punto rinnegarla? A meno che le metriche non siano così esplicite da non poter essere ignorate per lo più avverrà che, istintivamente, si sarà portati a minimizzare i valori che smentiscono l’idea e a dare importanza a quelle che invece la confermano. Questa, secondo Ries, è una delle peggiori trappole in cui può cadere un imprenditore come un product owner, con la conseguenza di ritardare a volte fatalmente il momento in cui si decide che l’idea non è corretta e si fa dietro front.
Torniamo alla invalidazione: invalidare significa assumere un atteggiamento contro ogni logica massacrando la propria idea, cercando in tutti i modi di rinnegarla e dimostrandone la mancanza di valore. Così come nelle teorie su cui si fonda il testing, se l’idea infine passa l’invalidazione potremo affermare che essa è certamente valida. Metodo scientifico.

Difficilissimo!
Chi non vorrà dare almeno una piccola chance alla propria idea, sperando che le sue debolezze dipendano dalla giovane età?

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